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Ab Crack a 40 anni? Non cedo al diktat del corpo perfetto!

11/07/2016

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Ore 7.30, caffè, fetta biscottata integrale con marmellata di lamponi e iPad. Apro Internet e scopro che la nuova tendenza di quest’anno sui social è l’ab crackla linea dell’addominale definito che scorre dal seno all’ombelico delle modelle che sono davvero in forma (l’anno scorso lo chiamavamo belly slot ma era la stessa cosa).

annalisa_misceoby Annalisa Misceo for Glam40

A me sembra solo un fotoritocco mal riuscito e passo oltre.

Ore 10, in redazione, sfoglio  i giornali ed ecco una sfilza di star e starlette in costume, dal fisico innegabilmente perfetto. Magre, ma non ossute, toniche ma non scolpite al punto da sembrare compendi di anatomia, e neanche – ormai l’occhio ce l’ho – photoshoppate. Osservo e penso: «Tutto un inverno a correre e far pilates ma se finissi io dentro l’obiettivo di un paparazzo non supererei la prova-didascalia». Insomma, stavolta non passo oltre.

Non ho chili di troppo e non ho la cellulite, però a volte non mi apprezzo

Ora, a onor del vero, va detto che non ho chili di troppo, non ho cellulite e porto una 38. Ma mi vedo un sacco di difetti, probabilmente invisibili agli altri (che in generale non hanno nei confronti dei loro simili l’attenzione da microscopio che ho io) ma che all’occhio ipercritico della mia Rottermeier interiore appaiono sottolineati con l’evidenziatore giallo.

«Tu non ti apprezzi abbastanza, devi cambiare prospettiva», mi dice sempre la mia insegnante di pilates, Anna. E probabilmente ha ragione. Anche perché, accidenti, a 40 anni dovrei essere risolta e piacermi e accettare i miei difetti e bla bla bla…

Leggi l’articolo di Annalisa Misceo, Come sono diventata una runner (glam) a 40 anni

Ma mi chiedo: a 40 anni siamo davvero così libere dal diktat della prova costume? Ad ascoltare i discorsi da spogliatoio in palestra direi proprio di no, anzi. E io stessa devo riconoscerlo: se faccio un discorso razionale sì, non sono perfetta e va bene lo stesso. Se però devo parlare d’istinto no, non mi sento affatto libera dalla prova costume. Non aspiro ad avere il belly slot o l’ab crack o come si chiamerà l’anno prossimo, però lo ammetto: qui non mi piaccio, lì mi vorrei diversa, e uffa, muso (e occhi al cielo del fidanzato).

Interrogo allora le amiche mie coetanee e loro mi sembrano, invece, molto equilibrate.

«Mi guardo e cerco di essere obiettiva, mi piaccio a tratti e mi schifo a tratti. Spesso mi sento orribile, però me piace troppo magna’», mi dice la romana Michela. Sulla stessa linea anche Barbara: «La prova costume, quando stai bene nel tuo involucro, la superi con disinvoltura. Mi piaccio per alcune cose, non mi piaccio per altre. Ma non me ne faccio un problema: non rinuncio al piacere del cibo, accompagnato da un buon calice, per un rotolino». «A 40 anni si ha una testa diversa che sa filtrare i diversi tipi di condizionamenti, si ha la virtù di accettare le imperfezioni», ribadisce, saggia, Maria Grazia. «Di certo non rinuncio al mare per i chili di troppo, al massimo vado in barca, dove non mi vede nessuno», scherza Annamaria, che sul mare c’è nata.

Anche le amiche che sono mamme la pensano così: i chili in più, se ci sono, non sono un problema. Solo una delle interpellate confessa: “Sempre stata attenta alla linea, a 20 come a 40 anni”, mi dice Manuela.

Insomma, mi par di capire che no, a 40 anni, la prova costume non è un esame che mette ansia.

Ne prendo atto e mi rassereno: alla fine, anche se non sono Bar Refaeli posso fare come Rhett Butler e “francamente infischiarmene”. Ora però scusate, ma infilo le scarpette e vado a correre. Perché tra un mese, che volete, devo andare al mare…

Annalisa Misceo è una giornalista, lavora a Milano nella redazione di Novella2000. Se vuoi contattarla clicca qua

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