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Come sono diventata una runner (glam) a 40 anni

05/07/2016

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Non sono una runner. Almeno, come dice il mio fidanzato maratoneta, «non ancora». Però ho cominciato a correre. A 40 anni. E ho scoperto un mondo.  

annalisa_misceoby Annalisa Misceo for Glam40

Non sono una runner nel senso che Selfie mentre corro non me ne faccio, non organizzo magliette, scarpette e fascette in ordine sul tavolo o per terra per farne uno still life prima di una gara, non pubblico sui social i chilometri percorsi e la velocità (anche perché francamente non avrei da vantarmene) e non sono iscritta a nessun gruppo podistico. Non sono una runner, quindi, nel senso stretto della parola, però impilo nei cassetti le magliette che trovo nei pacchi gara e vado fiera delle (poche) medaglie guadagnate finora. Ma soprattutto ho scoperto che correre mi piace.

Ho vinto la pigrizia

Prima, dalla finestra, guardavo la gente che a tutte le ore fa avanti e indietro sul Naviglio Grande (vivo a Milano) e pensavo “che bravi!”, attratta ma – un po’ per pigrizia, un po’ per scarsa autostima – senza grande convinzione. Poi ho cominciato. Non so ancora effettivamente perché.  Dopo un’adolescenza passata sui libri, finito il liceo e le versioni di latino e greco, con l’università ho deciso che era stata seduta fin troppo e da allora, negli anni, ho: nuotato, fatto fitness in palestra, testato – senza grande successo – lo yoga, e perfino vogato (e quanto mi piaceva il canottaggio!) ma non avevo mai corso.

Ho scoperto yoga e pilates

Schermata 2016-07-05 a 11.34.19Poi una malattia mi ha fermata, fatta ingrassare di quasi dieci chili e costretta praticamente all’immobilità. Unica concessione che mi facevano i medici: yoga e pilates. Con il primo avevo già dato e non faceva per me. Il pilates lo conoscevo, mi piaceva ma non sapevo ancora quanto sarebbe diventato necessario nella mia vita. Insomma mi ha rimessa in sesto e pure fatta dimagrire. Ma la lezione di pilates una volta alla settimana non mi bastava e tornavo a guardare i runner sul Naviglio. «Non ce la farò mai, sono sfiatata», ripetevo al mio fidanzato che ogni giorno, invece, si fa almeno 10 chilometri restando fresco come una rosa. Lui, runner vero, di quelli che fanno tutte le cose di cui sopra, non mi ha mai forzata a seguirlo. Mi ha incoraggiata e così all’alba dei 40 anni – e dopo le rassicurazioni mediche – ho iniziato. Poco a poco, perché è vero che sono sfiatata. Ma sto migliorando.

Mi sono sfidata

All’inizio non uscivo se non accompagnata dal mio coach personale. Poi ho preso il volo e con l’ iPod nelle orecchie e il porta-smartphone allacciato al braccio (l’unica concessione che ho fatto al mercato del running) sono uscita. Facendo anch’io per la prima volta avanti e indietro sul Naviglio. E quel giorno pioveva pure. Sono tornata felice. Più leggera di tutte le calorie bruciate ma più ricca. Della soddisfazione di essere riuscita a fare qualcosa che non credevo di poter fare. Dell’adrenalina. Del sangue che mi ha colorito le guance più di qualsiasi costosissimo blush. Ma soprattutto degli sguardi degli altri runner che incrociandomi mi sorridevano, senza sapere che io non sono una runner.

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Annalisa Misceo è una giornalista, lavora a Milano nella redazione di Novella2000. Se vuoi contattarla clicca qua

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