Glam Stories

Con i Bookbreakfast di Petunia Ollister, la colazione diventa glam

20/01/2017

Il suo nom de plume lo hanno scelto per lei due amici copywriter che l’hanno sempre vista «bella come un fiore ma anche passa-guai come Bridget Jones e Harry Potter». Lei si definisce «un’ape operaia dell’industria culturale». Per tutti è “quella” dei #bookbreakfast

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di Annalisa Misceo per Glam40

 

È Petunia Ollister, 40 anni tondi tondi, che da due anni ogni mattina (o quasi) pubblica sul suo profilo Instagram una foto: un libro, abbinato a una tazza o un piatto con cui fare colazione, e un oggetto. Nella didascalia, solo una frase presa da quel libro e l’hashtag. In questi giorni #Bookbreafast compie due anni e Petunia, il cui vero nome è Stefania Soma, festeggia il compleanno con 15mila followers e un tatuaggio...

Non è un blog, non è solo un profilo social. Petunia, come definisci Bookbreakfast?

Un progetto pop – e sottolineo pop – di promozione della lettura. Attraverso le foto, Bookbreakfast riesce a far entrare i libri nella vita di persone che con le librerie non hanno grande dimestichezza e in qualche modo spinge quelle persone a cercare quei libri sugli scaffali e a comprarli.

Com’è nato il primo Bookbreakfast?

Per caso. Stavo sfogliando questo libro di graphic design che si chiama Daily Dishonesty di Lauren Hom e ho notato che la tazza che avevo in mano era dello stesso colore della copertina. Così mi sono messa in piedi su una scaletta – che è quella che uso ancora oggi per fotografare – e ho scattato una foto. Poi ho continuato e non mi sono più fermata. Senza alcuna progettazione o pianificazione. È stato tutto casuale e spontaneo.

Casuale e spontaneo ma costante: in questi giorni, infatti, il progetto compie due anni…

Sì, i Bookbreakfast nascono nel gennaio 2015 e oggi chi mi conosce di persona, dopo avermi conosciuta “online”, dice che sono «una cosa cucita su di me». Del resto, si addicono al personaggio Petunia Ollister – che esisteva già dal 2010.

Appunto: Petunia Ollister.

È frutto della fantasia di due amici copy: per loro ero un incrocio tra una “Bridget Jones dell’industria culturale” e Harry Potter (lui dormiva nel sottoscala, io ci ho spesso lavorato, letteralmente) ma anche bella e delicata come un fiore, così hanno coniato questo pseudonimo per me, che non volevo utilizzare i social con il mio vero nome. Ma non c’entra niente con la zia Petunia di J.K.Rowling, ci tengo a precisarlo. Oggi Petunia è ogni domenica su Robinson di Repubblica, è stata stata ospite fissa della trasmissione Ovunque sei di Radio2, e ha un carnet pieno di interviste in radio e sui giornali.

Cos’è che piace tanto di Bookbreakfast al pubblico?

Non lo so… credo il fatto che sia molto semplice e immediato. La scelta della composizione fotografica si basa sulle affinità cromatiche tra la copertina, i suoi colori e le sue immagini, e gli oggetti a cui l’abbino. L’unico testo che c’è è una citazione presa dal libro. È accattivante. Ed è facilmente condivisibile on line, quindi diventa virale senza difficoltà.

Per portare avanti un’idea e farla diventare un lavoro ci vuole impegno, ma anche quel quid che ti fa emergere sugli altri nel mare magnum di Internet. Qual è il tuo “glam quid”?

La cura del dettaglio. Come dicevo prima, chi mi conosce di persona dopo aver conosciuto il progetto dice che bookbreakfast è cucito su di me. Ed è vero: le assonanze cromatiche, le distanze precise, l’attenzione quasi compulsiva alla precisione è una cosa molto mia. Fa parte di me, è espressione di una mia ossessione. Ma un’ossessione glam.

Cibo e letteratura fanno parte del patrimonio culturale del nostro paese. Tu hai aggiunto la fotografia e i social network. La ricetta per il futuro è un “Patrimonio 2.0”?

Sicuramente i Social stanno diventando una sorta di musealizzazione del sé: su Internet, in qualche modo, cristallizzi il tuo vissuto, ogni profilo perciò è una sorta di archivio personale. Negli archivi tradizionali – parlo sulla base della mia formazione di archivista – c’è sedimentazione della carta, sui social c’è la sedimentazione del vissuto. Tutto viene conservato e perciò può essere studiato anche storicamente.

In questo modo, quindi, i social possono essere anche un mezzo per valorizzare il nostro patrimonio culturale.

Valorizzarlo e potenziarlo. Sviluppando, magari, anche nuove forme o nuove modalità culturali. Con questo progetto, per esempio, parlando di libri e parlando di cibo, parlo dello spirito della nostra nazione, del nostro modo di vivere “all’italiana”. E con la cura e il tempo che impiego per creare la foto, comunico anche un nuovo modo di vivere le cose, più lento e diverso. Mi piace mettere cura nelle cose, perché solo così puoi creare qualcosa di unico e bello. Poi, sul bello si fonda anche il mio nuovo progetto.

Quale progetto?

Mi sto specializzando in Social Image Consulting. Dopo aver curato la comunicazione di diversi politici, mi sono resa conto di quanto sia necessario avere anche sui social network una certa immagine per riuscire a rendere on line quello che si è, o quello che si ha da offrire. Ora ho cominciato a farlo anche per scrittori e semplici utenti che voglio migliorare la loro immagine virtuale, pur senza stravolgere quella reale. Presentare il meglio, ma senza mentire.

Insomma, come diventare “social glam”?

Esattamente. Rispettando, però, la realtà. Diciamolo: quanti su Internet appaiono fighi pazzeschi e poi dal vero risultano completamente diversi?

Mentre Bookbreakfast cresceva, sei cresciuta anche tu e hai compiuto 40 anni. Possiamo dire che questo progetto è stato un po’ la barca che ti ha traghettata sulla sponda del nuovo decennio?

Assolutamente sì. Mi ci ha traghettato molto bene, mi ha dato grandissime soddisfazioni senza che io le cercassi e che mi hanno aiutato moltissimo anche in momenti molto difficili della mia vita personale.

Cosa ti hanno dato i 40 anni e cosa ti hanno tolto?

Mi hanno dato la consapevolezza di quello che voglio e quello che non voglio. Mi hanno tolto il tono della pelle…

E cosa ti aspetti che ti dia Bookbreakfast nel futuro e per il futuro?

Possibilità di crescita, in tutti i sensi.

Qual è il tuo Bookbreakfast, cioè quali sono il libro, l’oggetto e l’alimento che rappresentano Petunia?

Una fetta di pane burro e marmellata, un graphic novel e un taccuino.

Il tuo motto oggi?

Quello che mi farò tatuare presto, perché – ebbene sì – a 40 anni faccio anche il mio primo tatuaggio: “It takes strength to be gentle and kind”(bisogna essere forti per essere gentili), un verso di I know it’s over degli Smiths. Un tatuaggio rappresenta una linea di continuità tra passato e futuro: e per me questa continuità è la gentilezza.

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