Glam Stories

“Da casalinga disperata ad attrice entusiasta, a 40 anni non si torna indietro”

13/10/2017


Il giorno in cui Valentina Scattolin ha compiuto 40 anni si è detta: “Ecco, ci sono arrivata: mi piaccio e non tornerei indietro!”. Studi artistici all’Istituto Europeo di Design di Milano, alla fine dell’Università questa glam lady era fidanzata già da qualche anno con quello che sarebbe divenuto il padre dei suoi figli e immaginava di trovare lavoro come illustratrice presso qualche casa editrice. Prima, però, sembrava esserci sempre qualcos’altro di qualcun altro da risolvere. A quante di noi è capitato, d’altronde… A un certo punto, però, Valentina ha trovato la strada e ha visto la luce (del palco).

 

by Daniela Faggion for Glam40

 

“A lungo ho vissuto pensando che ci fosse qualcosa di più importante delle mie ambizioni artistiche. Avevo però trovato un piccolo lavoro al Museo della Scienza e della Tecnica ma dovetti lasciarlo dopo pochi mesi, complice anche un primo aborto”. 

E il tuo compagno dov’era?

“Era presente, ma lo vivevo come un’altra persona di cui occuparmi. Nel frattempo ci fu una complicatissima ristrutturazione della mia casa – in cui avevamo vissuto per anni insieme ad altre persone e che volevamo diventasse solo nostra – un’altra gravidanza interrotta, un lungo periodo di inattività per lui… Poi, finalmente, due gravidanze a distanza di circa tre anni. Tanta gioia, quindi, ma anche tanta fatica con due bambini piccoli da seguire e il sopraggiungere della malattia di mia madre”.

Una situazione soffocante.

“Il mio compagno era molto preso dalla ricerca di un lavoro e non riusciva a occuparsi dei bambini e della casa quanto avrei desiderato. Io invece avevo un lavoro ma non era “il mio”: l’agenzia di mia madre di cui a quel punto mi occupavo a tempo pieno insieme al mestiere di mamma al quale volevo dedicarmi al meglio. Poi lui trovò un impiego importante che però lo assorbiva 12 ore al giorno e tutte le varie incombenze pratiche e soprattutto il carico mentale di casa e famiglia rimasero sulle mie spalle. Decisi allora che quando il bimbo più piccolo fosse divenuto meno dipendente avrei ripreso in mano la mia vita”.

Come sei partita?

“Facendo ordine in casa trovai una vecchia tela: la misi sul cavalletto e iniziai ad abbozzare un’idea. Ero contentissima, una gioia che si riflesse su tante cose. Lasciai il quadro in bella vista per vedere la reazione del mio compagno ma né quella sera né le successive lui lo notò. Alla quinta, gli chiesi come potesse non aver visto la tela 70×80 e lui mi disse che sì, in effetti l’aveva vista e che voleva proprio dirmi qualcosa… ma che, tra una cosa e l’altra, se ne dimenticava. Fu un dispiacere ma anche un momento illuminante. Mi accorsi di aver sempre cercato, più o meno inconsciamente, l’approvazione e il sostegno dei miei cari per dare concretezza ai miei progetti ma, non ricevendoli, non ero riuscita a concretizzare granchè! In quel momento capii il mio errore: è sempre molto bello ricevere aiuto e incoraggiamento da chi ti ama ma non potevo pretenderlo e dovevo quindi imparare a contare sulla mia forza e il mio coraggio. Questo fu il mio pensiero, ma da qui a riuscire a farlo diventare un modo di affrontare la vita passò ancora molto tempo!”

In tutto questo quanti anni avevi?

“Ero all’inizio dei 30, che per me sono stati gli anni della fatica e del dolore, quelli in cui sono arrivata al limite delle mie forze. Un po’ alla volta smisi di dipingere, in parte per i troppi pensieri e forse anche perché mi sentivo frustrata: la mia famiglia pensava fosse un passatempo mentre io stavo cercando di farlo diventare il mio lavoro. Quando morì mia madre ritrovarmi sola in tutto questo mi diede consapevolezza e segnò l’inizio del cambiamento. Un giorno la vita mi fece una bella sorpresa. Incontrai una mia lontana parente, tante volte sentita nominare ma mai vista di persona: una mia prozia che aveva passato gli 80 con una vitalità e uno spirito invidiabili. Mi invitò a un corso di teatro, la nuova avventura nella quale stava per imbarcarsi, e decisi di accettare!”

Ci avevi mai pensato?

“No, anche perché per anni sono stata una timida patologica. Però era un modo per coltivare il legame con questa unica radice familiare rimasta che con il suo entusiasmo e la sua voglia di fare fu straordinariamente stimolante. Al corso incontrai un signore che faceva parte di una compagnia amatoriale. Decisi di partecipare al provino per uno spettacolo e mi presero: l’impegno era di due sere la settimana e decisi di accettare. Tempo dopo, spronata dai compagni, tentai l’esame di ammissione ad un corso di doppiaggio. Studiai moltissimo… E andò bene! Per la prima volta intravedevo la possibilità di una professione. Tutto questo mi ha insegnato una cosa: quando la vita ti fa un regalo, accettalo. Deve essere quello che chiamano “stare nel flusso”!”

“Purtroppo si venne a creare una spaccatura incolmabile. Non volevo rinunciare a questo progetto che mi faceva sentire finalmente felice e soddisfatta di me e la mia ritrovata vitalità e determinazione purtroppo ci allontanò definitivamente. Ci lasciammo, con grande dolore ma con la consapevolezza, da parte mia, di aver fatto tutto il possibile per salvare la nostra relazione e che, arrivati a quel punto, separarci fosse l’unica opzione rimasta.

Hai subito incontrato un nuovo amore?

“Chiaramente dal punto di vista sentimentale, ho dovuto poi affrontare trambusti di ogni genere, da un lato per riprendermi un po’ di autostima e dall’altro per misurarmi con Valentina in altre relazioni. La persona giusta è arrivata anni dopo, anche questa volta come un regalo dal cielo! Il più bello. L’ho incontrato il giorno in cui mi sono detta perfettamente convinta e in grado di stare sola. Forse proprio perché veniva meno il bisogno e sentivo di poter finalmente chiedere. Infatti ho trovato una persona che non è in nessun modo egoista e mi fa sentire veramente amata, rispettata e ascoltata per come sono fatta, dentro e fuori”.

In tutto questo la recitazione?

“Alla fine è diventata il mio lavoro! Ma non solo: il teatro, come prima la pittura, mi ha dato modo di conoscermi e di conoscere meglio le persone, di trovare il coraggio di mostrarmi e di imparare a superare, almeno in parte, la mia insicurezza.”

Con tutto quello che hai passato, chiediamo anche a te qualche consiglio per guidare la nostra trasformazione. Dal punto di vista organizzativo che cosa hai cambiato rispetto alla donna che si metteva sempre da parte?

“Di sicuro le mie “To do list” sono molto diverse! Certo non mancano tutti gli inevitabili giri in posta, banca, pediatra, supermercato, riunione della scuola, commercialista, dentista per controllo apparecchio… ma cerco di stare attenta che non siano sempre in cima. In cima ci sono i miei progetti e il tempo da passare con figli e compagno. Mi sono anche ritagliata delle ore sacre per le amiche, trovare il tempo è stato relativamente facile: ad esempio, ho buttato il ferro da stiro e stendo con cura il bucato!”

La gestione dei bambini si è complicata oppure semplificata?

“Il mio rapporto con il mio ex compagno è molto migliorato negli anni e adesso riusciamo a gestire il tempo con i nostri figli e le loro necessità in modo (sicuramente più) equilibrato. Aver imparato a prendermi sul serio, sia professionalmente sia come persona, ha fatto sì che anche per gli altri sia più naturale rispettare i miei impegni. Inoltre, i bambini sono cresciuti e adesso sono ragazzini in gamba che sanno dare una mano quando serve. Certo c’è da dire però che adesso sono quattro… perché (anche) il mio compagno ha due figli più o meno della stessa età dei miei! Ma in fondo entrambi avevamo sempre desiderato un furgone… adesso abbiamo un buon motivo per comprarcelo!”

Un trucco per semplificarsi la vita quando la propria attività non rientra nello standard 9-18?

“Bicicletta per gli spostamenti e agenda elettronica sul cellulare sincronizzata con il computer. E poi non andare in ansia quando non riesci a seguirla yoga e meditazione aiutano!”

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