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Designer glam: la storia del brand africano Kinabuti, creato da due amiche quasi 40enni

26/11/2016

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Ci sono donne che si avventurano per il mondo e diventano le donne glam che sognavano di essere. Caterina Bortolussi e Francesca Rosset, amiche dall’adolescenza, undici anni fa sono andate a lavorare in Nigeria. Dove hanno lanciato il brand Kinabuti, moda etica per creare opportunità per giovani e donne delle comunità locali

 

di Daniela Faggion per Glam40

 

Sei anni dopo, l’amore per la moda e per l’Africa è rimasto il loro punto fermo, ma hanno cominciato a seguire percorsi nuovi, sempre nell’ottica della sostenibilità. E così, in vista dei 40, le due imprenditrici si godono una consapevolezza nuova e ci raccontano le novità che stanno organizzando.

È tutta femminile e solidale l’iniziativa che riporta per qualche giorno in Italia Caterina e Francesca, in arte Kinabuti per un appuntamento di solidarietà e moda nel temporary shop Natura Donna Impresa a Milano. Evento organizzato da Esclamativo Donna (!DONNA), associazione no-profit milanese che valorizza i talenti femminili nei settori dell’eccellenza italiana e Cantiere del Design Etico – Natura Donna Impresa

«Quando il marchio è nato, sei anni fa», racconta Caterina via Skype, «l’idea era di produrre in Africa modelli nel modo più etico e giusto possibile».

Dopo qualche anno il sistema imprenditoriale classico scelto, con una trentina fra dipendenti e collaboratori fissi, ha mostrato il fianco rispetto ai problemi infrastrutturali del Paese, agli alti costi e all’altissimo tasso di improduttività dei lavoratori locali, perché gli africani sono hard worker quando sono imprenditori in prima persona.

E allora? «Abbiamo capito che dovevamo cambiare diventando una mini impresa – io, Francesca e una collaboratrice – che lavora solo con altre mini imprese responsabili, con cui realizzare di volta in volta produzioni specifiche, sempre in maniera etica».

Viaggiare leggeri, dunque.

«Si chiama economia del bene comune e punta a creare valore per ognuna delle parti coinvolte, noi comprese. Le basi sono equità, ascolto e onestà. Noi puntiamo molto anche sulla dignità dell’artigiano con cui lavoriamo… D’altronde, arriviamo dal Friuli. Ognuno viene pagato un prezzo giusto che rimane competitivo per il mercato».

Vantaggi?

«Sicuramente meno costi, più tempo per pensare e più occasioni di viaggio e scambio di idee, come ci aspettiamo da questa trasferta milanese, quando non presentiamo solo la nuova vita del nostro progetto fashion, ma riceviamo anche il ricavato dell’iniziativa ‘IFE! IL VINO DELLE DONNE PER LE DONNE’ lanciata durante l’Expo 2015. I fondi raccolti andranno a finanziare corsi per insegnare a quindici vedove di Lagos come cucinare e vendere street food, in modo che possano costruirsi una reale opportunità di riscatto».

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La prima cosa che hai visto migliorare grazie al nuovo corso?

«La creatività. Prima passavamo il tempo a risolvere problemi».

Tre cardini della vostra organizzazione?

«Attenzione al dettaglio; lavorare bene e con chi lavora bene e disciplina».

Cosa significa Kinabuti?

«Kinabuti ha un sound decisamente africano ma in realtà è la storpiatura che, quando cominciai a parlare, facevo del mio nome e cognome, Caterina Bortolussi… Kina Buti».

Come, dove, quando.
Dal 24 al 28 novembre
NATURA DONNA IMPRESA TEMPORARY SHOP
via Dante 14 – Milano

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