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E se a 40 anni something provassi l’Aerial Flying yoga? Io l’ho fatto! A Castel Monastero

19/10/2016
#flyingyoga #castelmonastero

Flying Yoga a Castel Monastero con il maestro yoga inglese Rupert Elverson

Una delle tre donne a testa in giù sono io. Sono appesa a un’amaca. È un sabato mattina e mi trovo in un borgo vicino a Siena, nel resort Castel Monastero. Sono a un workshop di Aerial Flying Yoga, una sorta di yoga in sospensione, chiamato pure Yoga in Volo o Yoga AntiGravity. Siamo in quattro, tre donne e un uomo. Il nostro insegnante, Rupert Elverson, dal delizioso accento inglese, è vicino di casa di Sting nel Chiantishire. Praticano yoga insieme ed è convinto che Sting sia più bravo di lui

michaela_bellisario_glam40_venezia_roundby Michaela K. Bellisario from Milan

Me lo racconta a fine sessione, quasi con pudore, e solo perché lo incalzo, incuriosita. «Sting riesce a estendere meglio la schiena, io ho qualche problema», commenta sorridendo. Viene da sorridere anche a me: Rupert ha 61 anni, un fisico allenato e tonico, tanto da sembrare quasi un pipistrello quando si arrampica sulle amache, gli strumenti dell’Aerial Flying Yoga, che lui ha comprato a Bali («si trovano anche on line», svela). Diciotto anni fa ha seguito a San Francisco il Dalai Lama. Dice che emana un’energia magnetica. Sono buddista. Presto la massima autorità spirituale del Tibet sarà a Milano per una due giorni di insegnamenti spirituali. 

Ha avuto una vita avventurosa Rupert

Mi racconta che andrà presto in Madagascar con la moglie malese, Esther Lim, una ex ballerina del Royal Ballet. Ha vissuto l’infanzia su una barca a vela con i genitori, poi con la famiglia è finito in Giamaica, quindi a 18 anni è volato negli Stati Uniti dove è diventato broker prima dei terribili mutui Subprime. «Non faceva per me quella vita». Ha fatto il marinaio, il boscaiolo, poi è finito a Siena dove la madre si era trasferita nel frattempo e dove poi ha conosciuto la moglie. Ora insieme dirigono una scuola di yoga internazionale e non solo: Rupert è anche un chiropratico, mentre Esther è naturopata. E, appunto, Sting, è uno degli amici con cui praticano.

Cos’è l’Aerial Flying Yoga

Rupert e Esther organizzano periodicamente workshop di yoga a Monastero d’Ombrone, un delizioso borgo immerso tra le colline di Siena e quindi del Chianti, adesso riconvertito in un resort di lusso a 5 stelle, Castel Monastero Resort & Spa Toscana. Un buen retiro dalla storia affascinante: si racconta che intorno all’anno Mille custodisse un convento di suore di clausura. E che la madre Superiora in qualche modo vegli ancora sull’area. Come un fantasma, uno spirito, una presenza, non si sa. È leggenda. Ora è un’oasi di tranquillità e benessere.

Sono intimorita dalla prima lezione di Aerial Flying Yoga, non ho idea di cosa sia esattamente. Sono in veste di cronista, ma confesso di aver letto solo distrattamente il comunicato stampa. Sarà, quindi, una sorpresa. Prima ancora di entrare in palestra mi imbatto in un ospite russo: è entusiasta. Mostra foto dall’iPhone con lui appeso a un’amaca, sotto, sopra, a forma di X. Oddio.

Asana divertenti

Rupert ci accoglie con un sorriso. Ognuno di noi, siamo in quattro, è invitato a scegliersi una sorta di amaca fissata a una trave. Lo yoga in volo o Aerial Yoga è movimento in sospensione, racconta: fonde le tecniche dello yoga con l’idea di sfidare la forza di gravità, è la condizione di ciò che è sollevato da terra per staccarsi verso l’aria. È la condizione degli uccelli, degli angeli, degli aquiloni, del sogno. Ha forti implicazioni emotive: ci aiuta a sperimentare l’abbandono, ci insegna ad avere fiducia, ci permette di sentirci leggeri e aggraziati. «Si tratta di Asana divertenti e benefici che agiscono sulla colonna vertebrale allungandola senza sforzo mentre siamo a testa in giù», spiega Rupert. Dopo aver fatto il saluto al sole ed esserci “connessi” con il centro attraverso un profondo “om” , cominciamo gli esercizi.

A testa in giù

Vedere Rupert inerpicarsi come una scimmietta mi fa quasi perdere l’orientamento. Però seguiamo le sue indicazioni: iniziamo con degli asana di riscaldamento mantenendo sempre l’appoggio al pavimento con uno o due piedi, quindi usando l’amaca tentiamo una serie di posture yoga sospesi da terra. Il lavoro è intensivo, la muscolatura è sempre in tensione, e non è sempre facile da principianti. Ogni tanto qualcuno molla la presa. Poi subentra la sfida. Così ci siamo lasciati cadere in avanti, facendo oscillare la testa e le braccia; abbiamo incrociato le gambe sull’amaca, come nella foto. La grande bellezza.

Infine, il relax

Per concludere la lezione ci raggomitoliamo nell’amaca. È stata un’esperienza che mi ha aiutata a fidarmi delle mie capacità, a capire l’importanza del respiro.  La prima barriera è l’abbandono. Non siamo abituati a lasciarci andare. Non siamo abituati a respirare. A concentrarci per il nostro benessere. Figuriamoci se riusciamo ad immaginare acrobazie su un’amaca. Eppure è là che ci sfidiamo, e possiamo svoltare: è la che inizia tutto. Come accade nella vita del resto, no?

INFO: www.yogaesther.com; www.castelmonastero.com

Glam40.com

Rupert Elverson e Esther Lym

glam40.com

Il resort Castel Monastero

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