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Elisa Bonandini: con il make up aiuto le 40enni a ritrovare la normalità in ospedale

20/11/2016

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Il tumore è solo una parentesi, dice Elisa Bonandini, make up artist e consulente d’immagine, che ha messo le sue competenze a disposizione delle pazienti oncologiche della clinica Humanitas di Rozzano, nell’hinterland milanese. “In un periodo difficile come la malattia, le quarantenni cercano la normalità. E il make up le aiuta a ritrovarla”

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di Annalisa Misceo per Glam40

 

Quando mia madre era in ospedale, per un tumore che in solo tre settimane ce l’ha strappata via, un giorno mi ha chiesto di farle la manicure. Non si truccava mai, ma voleva avere sempre le mani perfettamente in ordine. E voleva averle in ordine anche lì dentro, nonostante la malattia e il dolore incessante. Mia madre non era l’unica a pensarla così.

La signora che divideva con lei la stanza del Policlinico, ogni mattina, si tirava su nel suo letto e, con il braccio libero dalla flebo, prendeva un piccolo beauty case e si truccava di tutto punto: fondotinta, fard, mascara, rossetto. “Arrivano i medici, le visite: non posso mica essere in disordine”, rispondeva sorridendo al mio sguardo interrogativo e commosso.

Lezione di make up in ospedale

È per le donne come mia madre e la sua compagna di stanza che Elisa Bonandini, consulente d’immagine e make up artist, mette a disposizione le sue competenze e il suo tempo nella clinica Humanitas di Rozzano, alle porte di Milano. Qui, una volta al mese circa, sotto l’egida di La forza e il sorriso, edizione italiana del progetto americano Look good  feel better che dagli anni 90 negli Stati Uniti organizza laboratori di make up in ospedale, fa lezioni di trucco a pazienti oncologiche.

Laboratori di trucco

“Ho iniziato a fare volontariato in ospedale un anno e mezzo fa, dopo aver perso mia madre, cinque anni fa, per un tumore. Sapevo che c’era questa possibilità, però non conoscevo nessuno e non sapevo come fare: certo non potevo presentarmi in ospedale e chiedere “Ciao, posso fare lezioni di make up?”. Poi, facendo una ricerca in Internet, ho scoperto La forza e il sorriso, così li ho contattati e loro mi hanno preso. Sono stata assegnata a Rozzano, alla clinica Humanitas, e una volta al mese, per un paio d’ore, faccio il laboratorio di trucco a un gruppo di cinque o sei donne”.

Qualcuno potrebbe considerarla una cosa superflua, invece per le donne è molto  importante

Può considerarla superflua solo chi non ha mai avuto contatti ravvicinati con la malattia. Non c’è una donna una che pensa che l’aspetto non sia importante. Con la chemioterapia, il viso cambia moltissimo: la pelle diventa estremamente secca, spesso cambia colore, si perdono ciglia e sopracciglia, si accentuano le occhiaie.

Le donne non si piacciono più

Non si riconoscono più, eppure, spesso, in queste condizioni devono continuare a lavorare e confrontarsi con le altre persone. Durante i laboratori, invece, imparano qualche trucchetto per “camuffare i danni” e tornano a piacersi. Per lo spirito il make up è un toccasana, in tante ci dicono, “finalmente veniamo in ospedale per qualcosa di bello”.

Quali sono questi “trucchetti”, per esempio?

Per esempio insegno ad applicare nel modo giusto il fondotinta: è l’unico modo per avere un bell’incarnato, irrinunciabile per chi ha la pelle sofferente. Gli occhi: non usando mascara, perché la chemio spesso fa perdere le ciglia, la profondità dello sguardo è data dalla matita nera sulla rima della palpebra superiore, da sfumare e fissare sempre con un po’ di ombretto: le linee nette vanno evitate su visi sofferenti, perché appesantiscono i tratti.

E poi le sopracciglia, che la terapia dirada o fa perdere completamente. In quest’ultimo caso, le vado a disegnare con la matita, altrimenti, con pennellino e ombretto, vado a riempire con un’ombra leggera che dà profondità alla traccia già esistente. Non ci vuole molto make up, è usarlo bene che fa la differenza.

 

Farfalle, strumenti musicali, insetti… e tanti, tantissimi fiori. Sono i turbanti Vita, nati dalla collaborazione tra Ospedale San Raffaele di Milano e Mantero, marchio della seta comasco per aiutare le pazienti che a seguito delle cure si sentono private della propria femminilità


Per questa tua attività hai una preparazione specifica?

No, uso le tecniche standard del trucco. Quando sai come contrastare un determinato colore, con primer, correttore e fondotinta, la stessa cosa la fai su pelli con problematiche dovute alla malattia. C’è solo bisogno di prodotti non aggressivi e delicati perché la pelle è molto più sensibile.

Tu fai parte anche di un altro progetto che si chiama )FRA PARENTESI(  

Si chiama così perché “il tumore è solo una parentesi della vita, che si apre ma si può anche chiudere”.  Sull’onda dell’esperienza in ospedale con La Forza e il sorriso, ho conosciuto Cristina Agazzi e Daniela Abbatantuono, che hanno sviluppato questo loro progetto. www.fraparentesi.org  è una piattaforma online su cui si possono trovare tutte le informazioni necessarie per chi sta attraversando la parentesi tumore e i loro caregiver. Esperti e professionisti diversi mettono a disposizione le loro competenze e danno aiuto su molti fronti, dalla nutrizione alla sessualità. Io per Fraparentesi mi occupo di make-up e abbiamo realizzato dei video in cui offro consigli per risolvere con il make up le problematiche più frequenti a chi fa chemioterapia. Faccio anche lezioni di trucco individuali via Skype, basta contattare FraParentesi e prenotare una lezione con me.

Sulla base della tua esperienza, le quarantenni come affrontano questa parentesi tumore?

Perdita dell’ovale nel viso, occhiaie e macchie che si accentuano, pelle meno elastica e più secca, difficoltà a mantenere il peso forma sono problematiche che riscontro in molte delle quarantenni con cui lavoro, anche al di là di chi sta attraversando una terapia contro il tumore. È un’età in cui bisogna iniziare a dedicarsi a sé in maniera più costante e mirata. D’altro canto la donna a 40 anni è nel pieno del suo potenziale: è più sicura di sé, soddisfatta della propria immagine, è un periodo che può essere molto bello e appagante. Le 40enni che scoprono di avere un tumore, al di là dello shock iniziale, dimostrano di essere molto forti.

I figli aiutano a sopravvivere

Una forte spinta, di sicuro, arriva dalla famiglia: i figli, se ci sono, sono ancora piccoli e diventano per la mamma uno stimolo a reagire. Spesso, anche se non ci sono figli, c’è comunque un compagno, per il quale si vuole essere ancora belle: ed ecco un’altra spinta. Quello che cercano le donne, soprattutto in un periodo difficile e molto diverso da quello che era la loro vita prima, è la “normalità”.

La cura di sé

La cura di sé, il trucco, un’immagine piacevole fanno parte di quella normalità, a cui non vogliono rinunciare. Ho conosciuto tante donne ormai nella “parentesi tumore” e devo dire che le ho trovate straordinarie. Piene di risorse ed energia anche nelle situazioni più difficili. Le donne sono tutte straordinarie. E potenti, spesso molto più di quanto loro stesse credano.

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