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Fertility Day? Sono over 40 e questa è la mia esperienza di maternità (mancata)

01/09/2016

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La maternità è stata un traguardo mancato nei miei 40 anni. Incomprensibile. Non capirò mai perché la più grande promessa che possa essere fatta a un essere umano, l’essere mamma, mi sia stata negata in maniera violenta. Senza discussione.

michaela_bellisario_glam40_venezia_roundby Michaela K. Bellisario from Milan

Ho perso mia figlia Carolina, la mia unica figlia, a 43 anni: 20 ore dopo la nascita. Poi sia io che lei siamo finite in terapia intensiva. Siamo morte insieme. O meglio: mi avevano dato 6 ore di vita a causa di una violenta emorragia. Non so per quale motivo io sia rimasta viva e lei no. Non l’ho vista nascere. Non l’ho vista morire.

Non ho mai più avuto figli. I miei 40 & something sono stati una lotta contro l’accettazione di questa realtà dei fatti.

Ogni donna incinta, ogni donna che si lamenta per la fatica di avere bambini da crescere continuano ancora oggi a essere una coltellata nel cuore. Soprattutto se quarantenni.

Sono arrivata tardi alla maternità.

Non perché senza lavoro. Non perché senza un compagno. Non perché senza casa. Ma semplicemente per scelta, per incoscienza, perché essere childfree non mi pesava. Perché forse non ero matura. Non ero abbastanza adulta per affrontare un’esperienza come l’essere genitore. A prescindere da tutto.

Poi il tic tac biologico ha bussato e, per fortuna, sono rimasta incinta dopo qualche anno. Di fatto, oggi una donna su quattro varca la soglia dei 40 anni senza avere figli, rivela l’Istat. Tra le nate nel 1976 oggi il 24,1% non è (ancora) diventata madre. Per contro, deteniamo il record europeo di mamme sopra i 40: un figlio su cinque é frutto di una maternità tardiva. Un secolo fa solo una donna su dieci superava gli anta senza bambini.

In tutto questo pot-pourri sul Fertility Day, lanciato dal ministro Lorenzin il prossimo 22 settembre, ci sono troppe cose che il mio, il nostro, e il vostro senso di giustizia non accettano.

C’è un chiasso assordante. C’è chi confessa che non fa figli perché non ha lavoro, perché fa la stagista a 30 anni per 500 euro. C’è chi giustamente denuncia la mancanza di sostegni economici per l’asilo. C’è chi lamenta, da genitore, l’assenza di tempo. C’è chi, nello stesso governo, addirittura non ne sapeva niente. Il premier Renzi ha detto: «Non l’avevo vista la campagna, avevo problemi più importanti da seguire. Certo non conosco nemmeno un amico che fa un figlio perché ha visto un cartellone, se vuoi creare una società che scommette sul futuro devi creare le condizioni strutturali, gli asili nido, i servizi, creare lavoro. Nei paesi dove si fanno figli non credo che sia per effetto di una campagna».

La verità è che i figli non si decidono (sempre) a tavolino. A volte arrivano e cambiano il corso della vita a una coppia. La verità è che da sempre crescere bambini è faticoso. La verità è che essere genitori non è per niente facile, nessuno ha il libretto delle istruzioni, ma è altrettanto vero che nessuno ti costringe a mettere al mondo altri esseri umani. La verità, soprattutto, è che spesso i figli non arrivano né a 20, né a 30, né a 40 anni. E questa è la realtà più dura da accettare. Ed è questo l’aspetto che andrebbe considerato semmai in una campagna pubblica. È questa la prevenzione culturale da trasmettere. Non se ne parla mai: la gravidanza è sempre vista come il momento magico e, soprattutto, scontato nella vita di una donna, ma a volte può trasformarsi purtroppo in un incubo. Una tragedia, un “no” che può avere effetti devastanti.

La fecondazione eterologa, ammessa in Italia nel 2014, ha ampliato ulteriormente le possibilità di gravidanza fino al cinquanta per cento, giurano i ginecologi.

Eppure due anni dopo il via libera della Consulta solo una ventina di donne hanno ceduto i propri ovuli volontariamente. E anche il cosiddetto egg sharing, la donazione da parte di una donna che si è già sottoposta alla stimolazione ormonale, ha riguardato non più di un centinaio di neo-mamme fino a oggi. Campagne per la donazione non ne sono state fatte, parliamone allora ministro Lorenzin.

Ho amiche 40 & something che sono mamme di bambini sanissimi nati con la ovodonazione. Ho però anche amiche rimaste purtroppo intrappolate dall’ossessione per un figlio. E nei loro primi 40 anni si sono sottoposte anche a sei, sette Fivet, senza successo. Un dolore e una frustrazione enormi. Che, in alcuni casi, ha portato alla distruzione del matrimonio.

La gravidanza è anche questo: una maternità tardiva, o una maternità negata. Caro ministro Lorenzin, facciamo cultura in questo senso. Per il resto, tutti sappiamo come fare figli.

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