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Glam mum. Bridget Jones torna in sala. E diventa mamma a 43 anni

22/09/2016

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Se una cara amica che ha vissuto lontano per anni torna e ti propone di incontrarti, la prima cosa che fai è liberarti da tutti gli impegni per riuscire a vederla. Così è stato per me quando ho ricevuto l’invito per l’anteprima stampa di Bridget Jones’s Baby, terzo film della saga della eroina nata dalla penna di Helen Fielding: “Stasera ho Bridget, non ci sono per nessuno”, è stata la risposta automatica a qualsiasi domanda mi fosse posta quel lunedì.

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di Annalisa Misceo per Glam40

Ho conosciuto Bridget Jones durante la peggiore vacanza che abbia mai fatto finora. Ero in Grecia, in pessima compagnia e con una tonsillite che mi ha fatto trascorrere in albergo e con la febbre altissima l’unica settimana di mare di quell’estate. A salvarmi è stata l’edizione tascabile del Diario di Bridget Jones, che avevo comprato prima di partire, allo scopo di avere qualcosa di leggero da leggere in spiaggia. L’ho letto a letto, invece, tutto d’un fiato nonostante la febbre, e da allora Bridget non è più uscita dalla mia vita.

Era l’estate 2001. Avevo 26 anni, stavo muovendo i primi passi nella professione ed ero piena di progetti ed entusiasmo.

Allo stesso tempo, avevo appena rotto con il fidanzato di allora e mi sembrava di non azzeccarne una in nessun settore dell’esistenza. Insomma,  Bridget, giornalista, single e pasticciona, in qualche modo mi assomigliava. Le Torri Gemelle, poi, erano ancora lì, e con loro anche il futuro, le infinite possibilità, la certezza che, certo non sarebbe stato facile, ma i nostri sogni potevamo realizzarli. Esattamente come Bridget, che alla fine riusciva a conquistare l’amore di Mark Darcy*.

Ricordo esattamente dove, quando  e con chi ho poi visto il primo film, letto il secondo libro (Che pasticcio, Bridget Jones), visto il secondo film, e pianto disperatamente con il terzo volume (Bridget Jones, un amore di ragazzo): ogni uscita, chissà come mai, coincideva con un momento significativo del mio percorso, o arrivava dopo un evento che in qualche modo ritrovavo nelle avventure raccontate (tranne l’arresto  in Thailandia: giuro che la mia fedina penale è pulita!). Fino a oggi, che Bridget è tornata.

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In Bridget Jones’s Baby, non è un segreto per nessuno, la nostra eroina diventa mamma.

Per caso e inaspettatamente a 43 anni, quando ormai tutti le mostrano la clessidra della fertilità o danno direttamente per spacciate le sue ovaie (ironia della sorte il Fertility day è stato fissato per il 22 settembre, data di uscita del film nelle sale italiane). Invece “l’anziana” Bridget non solo non va a seppellirsi, ma conquista ancora una volta due rarissimi esemplari di uomini d’oro: l’amore di sempre Mark e la new entry della saga, il miliardario americano Jack, che peraltro fino all’arrivo della nostra eroina  era sempre stato allergico ai bambini e alle relazioni stabili.

Lei non ha smesso di far pasticci, s’infila di continuo in situazioni imbarazzanti, ed esce da esperienze improbabili – che nella vita reale inciderebbero non poco sulla sanità mentale di chiunque-  sempre  nel migliore dei modi. Ma ora lo fa con  la consapevolezza dei 40 anni e con la coscienza di vivere in un mondo che non è più quello dei suoi 30 anni, quando la crisi non mordeva ancora e non c’erano i social network.  Il tutto regalando allo spettatore due ore di esilarante relax.

Ora, una così, se esistesse davvero, sarebbe da odiare

“Io mi danno  l’anima per essere sempre perfetta, e poi arriva lei, incasinata e sottosopra,  e si prende il meglio che c’è su piazza. Altro che sfigata: vince sempre lei!”, verrebbe da dire. Ma Bridget no, non la si odia. Proprio perché reale non è e proprio perché vince. Bridget c’est moi, potremmo dire parafrasando Flaubert (che ci perdoni), Bridget è tutte noi, perché è  quello che tutte noi vorremmo essere: imperfette, incasinate e sottosopra, ma sempre amate. E che, proprio per quello, alla fine ce la fanno sempre.

 *[NB: Mark Darcy prende il nome dal Mr Darcy di Orgoglio e Pregiudizio e pare che Helen Fielding abbia chiesto esplicitamente di affidare nel film il ruolo a Colin Firth perché nell’immaginario collettivo britannico nessun altro ha mai incarnato l’eroe di Jane Austen meglio di lui nell’adattamento televisivo della Bbc]

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