Glam Mum, Professional Organizer

Il proposito di non fare propositi (ma di realizzare progetti!)

10/01/2017

Basta delusioni. Ecco le 6 regole d’oro per seguire (e gestire) il flusso della nostra vita senza cadere nella trappola mentale dei “buoni propositi”, che a inizio anno spuntano come funghi… e come funghi spesso finiscono fritti in padella!


by Daniela Faggion, Professional Organizer for Glam40

Nel periodo delle feste sono fioccate le richieste di aiuto per riuscire a mantenere i propositi per il nuovo anno e so di avere deluso (talvolta sconcertato!) molti rispondendo: “Il modo migliore di mantenere i propositi è non fare buoni propositi”.

No, non è la resa al caso ma una scelta consapevole, che mi fa essere molto più energica e propositiva di quando iniziavo l’anno tesa come una corda di violino per il carico di aspettative di cambiamento che mi autoinfliggevo. Il risultato era spesso un flop su tutti i fronti, anche su quelli che prima funzionavano e, alla lunga, provocava in me la sensazione (o peggio, la convinzione) di non essere in grado di prendere decisioni e intraprendere nuove strade.

Il vero significato dei buoni propositi

Con il tempo (benedetti 40!) ho realizzato che i “buoni propositi” sono “buoni” solo di nome, mentre di fatto risultano – almeno per me – una trappola mentale nemmeno troppo innocua in cui rifugiarsi in particolari momenti dell’anno, di solito nei passaggi importanti come il capodanno, il compleanno e il rientro dalle vacanze.

Spesso i cambiamenti che immaginiamo per noi in questi momenti sembrano fatti apposta per essere disattesi, come tante copertine di Linus da avere durante le “transizioni” ma che sembrano poi stare meglio nel dimenticatoio che in agenda. Inoltre, da un lato, le nostre scadenze non coincidono sempre con quelle del calendario; dall’altro, il fatto di chiamarli “propositi” e non “cose da fare” sembra creare un dolce alibi in caso non riusciamo a tenervi fede.

E allora? Visto che il tempo non passa invano, da quando bazzico attorno ai 40 con l’inizio di un nuovo anno non faccio Propositi, ma faccio il Punto (che sempre per P comincia ma in una Prospettiva assai diversa) e da lì poi cerco eventualmente di capire come sono cambiate le Priorità e quali Progetti vale la pena seguire e quali mollare. E visto che le allitterazioni aiutano molto a ricordare, ecco allora altre 5 P che utilizzo per cambiare davvero il modo in cui cambiare.

1) Pulisci

Passate vacanze, abbuffate e orde parentali, prendiamoci un po’ di tempo, da distribuire anche in alcuni giorni, per riordinare casa: una stanza alla volta eliminiamo gli accumuli sparsi (carte dei pacchetti, nastrini e scatole, sempre in agguato per formare “clutter”) e troviamo una collocazione a tutti gli oggetti, vecchi e nuovi. Non sono le pulizie di primavera (troppo presto), ma una sorta di esplorazione per aggiornare il nostro contatto con il luogo in cui viviamo e con le cose che ci circondano. Approfittiamo anche per svolgere quelle piccole riparazioni da pochi minuti che continuiamo inspiegabilmente a rimandare: basta raddrizzare un quadro, rimettere una vite o togliere una macchia per rendere più piacevole un ambiente.

2) Prendi appunti

Mentre ridisegnamo i nostri spazi teniamo gli occhi aperti: scriviamo tutto quello che dovremmo aggiustare o cambiare con interventi più impegnativi, ad esempio aggiustare la persiana, tinteggiare, cambiare un certo mobile. Potrebbero essere necessità concrete o solo idee, ma vale la pena appuntare tutto perché non sempre potremo di dedicare tempo e attenzione così concentrati ai nostri ambienti. Può succedere che, occupandoci di oggetti, ci vengano in mente idee e sensazioni su altri aspetti della nostra vita. Appuntiamo tutto, anche solo poche parole, e cerchiamo di stabilire già delle priorità o delle categorie.

3) Punta il timer

Lavoriamo a cicli di mezze ore, puntando il timer, e agiamo nello stesso luogo per un massimo di un’ora altrimenti rischiamo di indugiare inutilmente. Finite le stanze, dedichiamo un po’ di tempo al nostro elenco, sempre col timer alla mano: con una bella tisana disintossicante, rileggiamo tutto quello che abbiamo scritto e cominciamo a identificare le cose su cui intervenire più rapidamente, le diverse voci da accorpare e le riparazioni in senso più figurato: relazioni, attività, asperità caratteriali… Non dimentichiamo, in questo lavoro, la nostra “visione del mondo”: non possiamo decidere che cosa fare se non sappiamo dove vogliamo andare.

4) Programma

Finito il “detox”, diamo una collocazione nel calendario alle “cose pratiche”. Per quanto riguarda i progetti meno immediati, stabiliamo una schedule altrettanto credibile per raggiungerli: cambiare lavoro potrebbe non succedere nel giro di una settimana, ma non per questo non dobbiamo provarci… e per provarci dobbiamo stabilire l’elenco di azioni pratiche da svolgere (e quindi da distribuire nel calendario).

5) Prevedi l’imprevisto

Cerchiamo di fare incastri credibili: non segniamoci 10 cose da sbrigare se la giornata è già critica di per sé e stiamo pronti a depennare (e a ricollocare) qualche scadenza se succede qualche cosa che non era in preventivo. Cerchiamo di assicurarci di svolgere subito le cose più importanti, così a saltare saranno quelle meno problematiche.

6) Pazienza! (Questa è la mamma di tutte le altre P *_^)

Capita di sbagliare, obiettivi o percorsi per raggiungerli. Questo però non è un buon motivo per non porseli o per non perseguirli. Siamo indulgenti con noi stessi di fronte alle defaillance, senza scivolare nel vittimismo. Piuttosto Rallentiamo, Respiriamo e Riprendiamo… e così abbiamo scoperto anche le tre R. Buon Anno!

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