Glam Stories

Intervista a Laura De Biaggi, fondatrice del network Digidonna

26/12/2016

42 anni, di Varese, laurea in fisica, carriera in una multinazionale biomedicale. E poi la svolta. Sei anni fa Laura De Biaggi sceglie di mollare tutto per dedicarsi all’insegnamento e alla sua grande passione, il digitale

 

di Francesca Vespignani da Milano

 

Il cambiamento mi affascina e nello stesso tempo mi intimorisce. Un po’ come gli opposti che si attraggono e si respingono. Quante volte ho fatto l’elenco delle cose da cambiare nella mia vita. E quante volte mi sono fermata per paura. Ma cambiare è vivere.

Il cambiamento è creativo. Certo ci vuole coraggio. Un esempio che ho scoperto di recente è quello di Laura De Biaggi, con cui ho avuto occasione di fare una lunga chiacchierata serale. Ha fondato il Girl Geek Dinners in Canton Ticino e Digidonna. Prima, però, ha rivoluzionato completamente la sua vita.

Cos’è Digidonna?

Cinque anni fa, con alcune amiche, ho creato Girl Geek Dinners del Canton Ticino, una sorta di movimento mondiale. Il primo gruppo è nato a Londra, poi si è diffuso in tutto il mondo. Dagli Stati Uniti all’Europa. Tutti gli eventi si svolgevano a Lugano, ma dopo aver avuto i bambini gestire le distanze era diventato difficile. Così, dato che a Varese non esisteva nulla di simile, circa un anno fa ho avviato un nuovo progetto, fondando digiDonna, donne in rete per una rivoluzione digitale e tecnologica al femminile.

La mission?

Ci proponiamo di fare network al femminile, dove il digitale e le tecnologie diventano un’opportunità, anche per le donne che hanno famiglia, per realizzare i loro sogni: dai bolg alle start up. Siamo in quattro a lavorare per organizzare corsi su argomenti che ruotano intorno al digitale e serate a tema cui si può partecipare su iscrizione. Una serata per esempio è stata dedicata a creatività e tecnologia, quindi abbiamo invitato fashion blogger e designer. Un’altra è stata dedicata al tema del viaggio. Inteso anche come viaggio personale nella propria vita. Il viaggio che ognuno intraprende per sviluppare le proprie propensioni e passioni.

Laura sei una 40-something, come hai vissuto l’ingresso negli anta?

È stato un passaggio naturale, tranquillo, senza scosse. Il passaggio di una donna che oggi insegna. Prima, invece, ero manager in una multinazionale biomedicale americana con sede a Milano, ma ho deciso di cambiare.

Perché questo cambiamento, qual è stato il tuo punto di svolta?

Nel 2010 ho fatto una scelta di vita e ho iniziato un nuovo percorso. La multinazionale richiedeva di dedicare molto tempo al lavoro, mentre io desideravo anche farmi una famiglia. Per questo, fondamentalmente, ho dato le dimissioni e la mia laurea in fisica mi ha consentito di intraprendere la strada dell’insegnamento.

Oggi sono docente, alle scuole superiori, di matematica, fisica e informatica, mi occupo soprattutto di coding: programmazione di computer come attività che sviluppa il pensiero logico computazionale già a partire dai bambini della scuola primaria.

Perché hai voluto dedicare la tua passione e la tua conoscenza informatica alle donne?

Perché credo che gli uomini non ne abbiano bisogno. Nel mondo lavorativo e familiare la donna ha bisogno di più supporto e di maggior confronto con le altre donne per capire come gestire al meglio la propria vita, per essere veramente soddisfatte, per non dedicarsi esclusivamente alla famiglia e al lavoro, ma trovare il giusto equilibrio. L’uomo lo vedo già più sicuro di sé. Nella donna c’è più esigenza di network. E poi un po’ di preconcetto verso la donna c’è ancora oggi. Anche dati alla mano, nelle lauree scientifiche troviamo un 70% di uomini e un 30% di donne. La tendenza femminile prevalente è ancora quella di intraprendere percorsi umanistici, perché è così da sempre.

Quali sono le donne che ti ispirano, i tuoi modelli?

Sarah Lamb fondatrice di Girl Geek Dinners in Inghilterra. Ho letto molto di lei, poi ci siamo scritte, parlate, confrontate. Mi supporta sempre tanto una carissima amica, Angela, che è con me in digiDonna. E mi piace ricordare, forse per deformazione perché sono un fisico, Marie Curie. Una donna che dimostrava quanto fosse avanti. L’unica donna dell’epoca a prendere il premio Nobel. Mi piace ricordarla come personaggio storico, perché era l’unica donna tra 50 uomini. Faceva il suo lavoro di scienziata e ho sempre pensato a quanto coraggio avesse. Infine, le super manager, per esempio di Microsoft e Facebook. Hanno avuto un percorso molto diverso dal mio, sono state molto brave, spero che siano anche felici.

Se ti guardi indietro, sei la donna che volevi essere?

Come sempre accade quando prendi decisioni di questo tipo, i dubbi ti assalgono. Farò bene? Farò male? La paura di pentirsi. Poi decidi e sai che non si può tornare indietro. Penso che le persone intelligenti, in gamba, che hanno la voglia e il coraggio di provare e di rischiare alla fine hanno il loro successo. Questa per me è la soddisfazione più grande. Io mi sono tolta da una realtà chiusa, circoscritta e mi sono aperta al mondo esterno. Sento di crescere attraverso i social, gli eventi cui partecipo, ogni occasione di formazione che colgo per poter imparare di più. Non sarebbe stato lo stesso se fossi rimasta ancorata al lavoro precedente. 

 

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