Glam Stories

La felicità è glam. Lo dimostra Rossana Bruzzone con il progetto #Mtllaplusheureuse

28/03/2017


Si dice che la felicità sia l’unica cosa che raddoppia quando la si condivide con un’altra persona. Pensate a quanto si moltiplica quando la si condivide con tante persone! Per far girare quanta più felicità possibile Rossana Bruzzone, 43enne scrittrice italiana volata in Canada tre anni fa, ha deciso di diffonderla online con un progetto dedicato alla sua città d’adozione: Montréal. Il progetto si chiama, appunto, Montréal la plus heureuse, cioè Montréal la più felice, e si trova sui social con un hashtag #Mtllaplusheureuse

Annalisa_misceo-glam40
di Annalisa Misceo per Glam40

 

Rossana, di che si tratta esattamente?

«Si tratta della realizzazione di un documentario composto da 150 clip video (in onore del 150esimo anniversario del Canada) nei quali i partecipanti raccontano perché sono felici. L’idea è nata perché avevo notato che le persone, qui a Montréal, sono davvero felici. E lo sono soprattutto per gli scambi, perché Montréal è una città che fa dell’intercultura la sua forza. L’integrazione, qui, è un’integrazione vera, non è assimilazione. Non perdi la tua identità, ma la condividi».

Condivisione sembra la tua parola d’ordine

«La condivisione mi rende felice. Sono convinta che la felicità sia contagiosa. E con questo progetto, oltre a fare un regalo a Montréal per il 375esimo anniversario dalla fondazione, diffondiamo anche la gioia nei social: perché i video di felicità si condividono, appunto, e questo genera un contagio di emozioni positive. In Canada e nel mondo».

Chi può partecipare a questo progetto?

«Tutti. Per andare fino in fondo e rendere questo sogno possibile, abbiamo realizzato una campagna di finanziamento partecipativo (che scade il 15 aprile. Ndr): basta cliccare sul link www.mtllaplusheureuse.com, e dare un piccolo contributo, anche solo un dollaro, ricevendo in cambio vari premi, tra cui i miei libri La sfida dell’ottimismo – 21 giorni di felicità per imparare ad acquisire l’abitudine all’ottimismo; oppure Verso Santiago, che racconta l’esperienza del Cammino che mi ha cambiato la vita e mi ha dato l’apertura necessaria per spiccare il volo.

Il finanziamento ci serve per andare avanti: giriamo quasi sempre una clip alla volta, andiamo nei luoghi dove la persona si sente più a suo agio, alimentiamo i media; è diventato un lavoro a tempo pieno. E ci serve anche per realizzare il documentario come “prodotto finito”, con il montaggio e tutto il resto.

Anche fuori dal Canada?

La missione di condividere la gioia nei media è una missione universale, ed è per questo che ci rivolgiamo anche alle persone al di fuori del Canada. Desideriamo che questo lavoro sia condiviso, vogliamo creare dei ponti, perché la felicità à un valore democratico e senza confini».

Cos’è che rende una città felice?

Ciò che rende una città felice, secondo me, sono gli incontri fra le persone. Montréal è fatta per gli incontri. Incontrarsi, qui, è perfino “istituzionalizzato”. Esistono i “5 à 7”, che sono aperitivi per i professionisti o “per tutti”, dove puoi andare da solo e incontrare tante persone. Si usano molto i biglietti da visita: tu vai a un “5 à 7”, incontri nuove persone, scambi i biglietti da visita e crei nuovi contatti professionali ma anche nuove amicizie.

Questo progetto è nato grazie alla città che ti ha accolta tre anni fa. Cosa ha fatto Montréal per meritarselo?

Hai detto bene, mi ha accolta. Ha fatto questo. Non è banale. Sono arrivata, e mi sono sentita a casa, come se avessi sempre vissuto qui. Camminavo, chiedevo le strade alle persone (perché ho un pessimo senso dell’orientamento) e la gente si fermava sempre. Anche in pieno inverno, con -30 gradi e una tempesta di neve in corso. Molte volte mi diceva “Che bell’accento… da dove vieni ?”. La gente di Montréal (di ogni origine) ha questo di speciale: è curiosa della diversità, la considera un valore aggiunto, non un problema».

Perché hai scelto di andare il Canada e a Montréal in particolare?

«In realtà è stato il Canada a scegliere me, mi ha “chiamata”. Stavo vivendo un momento particolare, in cui sentivo che avevo bisogno di un cambiamento. Una coincidenza mi ha portata qualche giorno a Firenze – una collega aveva prenotato ma non poteva più – e il gestore della Casa per Ferie dove alloggiavo mi ha parlato con entusiasmo di un laboratorio di pittura di tre giorni, con un pittore canadese straordinario. Io l’anno prima avevo fatto il Cammino di Santiago, e quest’esperienza mi aveva resa particolarmente sensibile ai nuovi incontri. Così, ho deciso di iscrivermi a questo laboratorio, anche se l’ultima volta che avevo preso in mano un pennello era stato alla scuola media.

L’esperienza è stata molto coinvolgente, mi è piaciuta moltissimo e alla fine, la compagna del pittore mi ha invitata a venire a trovarli a Montréal (dove vivono) durante l’estate. A quel punto ho avuto un’intuizione chiara, di quelle che ti arrivano una volta nella vita… come un innamoramento, qualcosa di forte e definitivo. “È questo il cambiamento : vado a vivere a Montréal”.

Come si decide di mollare il proprio paese e andarsene così lontano a 40 anni?

In effetti, non è che abbia deciso di mollare il mio Paese, ho deciso di venire qui. Non era previsto, non ero stanca dell’Italia, il mio lavoro mi piaceva – ero professoressa di lettere di ruolo in una scuola media – e avevo tanti amici. Ma ho rischiato per una chiamata, per una missione. Come quando ti innamori di un uomo: non lo conosci ancora, ma sai dentro di te che è quello giusto. E sei disposta a rischiare per lui, perché continuare con le tue sicurezze, a quel punto, non avrebbe senso».

Tu ti occupi di scrittura ottimistica. La scrittura può aiutare a diventare felici?

In Italia, con i miei alunni, facevo scrittura ottimistica. Avevamo un quaderno degli eventi fortunati, dove loro scrivevano, tutti i giorni, ciò che di bello era accaduto nella loro vita quel giorno: una partita a calcio in una giornata di sole; un sorriso di un amico; i compiti fatti insieme… cose cosi’. All’inizio erano curiosi, mi chiedevano cosa fosse un evento fortunato. Ma poi hanno capito e, come spesso succede con i ragazzi, si sono lasciati prendere. E trovavano gli eventi fortunati dappertutto. I più insicuri, nello scrivere e condividere con gli altri le loro gioie, diventavano più sereni. Si sentivano “degni”.

Quando sono venuta qui, ho applicato la scrittura ottimistica nella mia vita: ogni giorno, condividevo su Facebook le meraviglie delle mie giornate, soprattutto gli incontri. Ho capito che questo faceva del bene a me, perché cercavo e vedevo la gioia in ogni giornata, e la sera mi ritrovavo a dover scegliere, tra tanti piccoli eventi, cosa scrivere, cosa raccontare. Ma faceva del bene anche ai miei amici, perché si rendevano conto che anche loro vivevano qualcosa di analogo, e sotto sotto si chiedevano : “Ma vuoi vedere che allora sono felice anch’io?”».

Cos’è che rende felice Rossana?

Gli incontri. Per me la felicità esiste solo se condivisa. Se tu vivi un momento di gioia, se lo tieni per te a poco a poco il ricordo si affievolisce ; ma se lo racconti, si rianima e  la tua gioia si moltiplica. Anche per questo, animo degli ateliers di scrittura ottimistica nelle biblioteche, nelle residenze per anziani, nei centri culturali e comunitari, e durante eventi della città, come le Giornate della Cultura. L’ultima parte del laboratorio è sempre dedicata alla condivisione, e, vi assicuro, accadono meraviglie».

You Might Also Like


Vuoi essere più glam@40? Lascia i tuoi dati e sarai inserito nella nostra mailing list
non sarà mai spam