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La mia giornata a Milano con il Dalai Lama e Richard Gere. Da oggi sono una felice 40enne

24/10/2016

#dalailamamilano2016

L’emozione di trovarmi davanti al leader spirituale del Tibet. Tra 12mila persone. E poi la sorpresa di ascoltare dal vivo Richard Gere. Ecco cosa ho imparato dal Dalai Lama 


by F
rancesca Vespignani from Milan

Sono ancora assonnata, quando verso le otto di mattina mi avvio alla metropolitana per raggiungere Rho fiera. Confesso, è sabato e avrei dormito volentieri di più. Su questo però vince la sottile eccitazione di vedere e sentire il Dalai Lama. Eccitazione che cresce mano a mano che raggiungo la fiera. C’è il sole, la giornata è bella e profuma di buono.

Passo i controlli di sicurezza e arrivo al padiglione che ospita il doppio appuntamento della giornata conclusiva della tre giorni milanese di Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama e il leader spirituale del Tibet. Premio Nobel per la pace nel 1989. 

Ci sono tante bancarelle, piene di testi sul buddismo e sul Dalai Lama

Incensi, campane tibetane, collane e bracciali in pietra o sandalo. Vorrei fermarmi subito a comprare un Khatag, la sciarpa bianca di seta simbolo di benvenuto nella tradizione tibetana. Ma la folla è davvero tanta e così preferisco mettermi ordinatamente in fila per entrare nella grande sala, già gremita. Faccio appena in tempo a trovare il mio posto, il Dalai Lama è già sul palco e siede nella posizione del loto. Non dimostra i suoi ottantuno anni, ha occhi scintillanti, il volto quieto e il suo sorriso incanta. Lascia spazio ad alcune domande del pubblico prima di iniziare, così da consentire a tutti di entrare e sistemarsi. E poi si comincia.

Parla in inglese ma passa al tibetano e al pali nei rituali

Quando intona i mantra sanscriti, la sua voce è pura musica. Il traduttore lo segue, spiegando con enfasi i tanti concetti del buddismo tibetano che espone durante l’iniziazione di Avalokitesvara, la rappresentazione della compassione di tutti i Buddha. Il Dalai Lama spiega cosa sia lo stato di Buddha, la generazione della mente e dell’illuminazione. Parla di metodo, di meditazione e di saggezza.

Pur non essendo totalmente digiuna di buddismo, faccio fatica a capire alcuni concetti. Alcune cose sembrano semplici altre assolutamente no. Come le differenze tra lo yoga dei segni e quello senza segni, il tantra, lo yoga della divinità come antidoto dall’affermazione del sé. Mi riprometto di approfondire alcuni punti, come la vacuità in cui la mente è libera.

Se non cambi te stesso, non ci sarà mai felicità

Spiega il Dalai Lama che tutti i danni e le distruzioni del mondo vengono dall’egoismo e tutte le cose positive e le gioie del mondo vengono dall’altruismo. “Se non cambi te stesso con gli altri, se non cambi l’egoismo con l’altruismo non ci sarà mai felicità”. La felicità cui tutti noi aspiriamo e cui abbiamo diritto. Tutti i disastri, le guerre, i conflitti, le sofferenze sono causate dal pensiero egoistico, dal pensiero che pensa solo all’io e vede gli altri come diversi e inferiori. Ci invita a cambiare, a pensare più agli altri che a noi stessi. Siamo solo noi che possiamo cambiare la nostra mentalità. E le qualità positive della mente si possono sviluppare all’infinito.

E poi vedo Richard Gere

Di colpo, una sorpresa: sul maxi schermo vedo il volto di Richard Gere. È in prima fila con accanto, la sua compagna, la 32enne spagnola Alejandra Silva. Dopo alcuni attimi di sbalordimento, mi ritrovo a pensare che sto meditando e recitando esattamente come Richard Gere. E leggendo lo stesso libro che ha in mano lui.

Con le cuffie per seguire le traduzioni, il divo hollywoodiano è concentrato, attento e maledettamente bello. Da decenni Richard Gere è buddista tibetano praticante, supporter del Dalai Lama e sostenitore dei diritti umani in Tibet. Congiunge le mani durante il rito del rifugio e si cinge la testa, come tutti in sala, con il nastro di raso rosso durante la benedizione del Dalai Lama.

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«È un evento spirituale»

Il Dalai Lama quindi lo chiama sul palco. Non riesco a crederci.

“Buongiorno a tutti” dice Gere in italiano tra gli applausi un po’ increduli.  “Siamo qui in dodicimila e sembriamo in dieci. Perché quando c’è sua Santità si crea sempre questa atmosfera speciale che fa sentire tutti uniti, tutti fratelli, con lo stesso cuore e le stesse intenzioni, gli stessi bisogni e lo stesso animo”.

Aggiunge l’attore americano “questo non è un evento politico, è un evento spirituale. Però a causa dei cinesi che hanno fatto sì che tutte le attività di sua Santità diventino politiche sembra che anche questo lo sia. Io sono qua in veste di studente, sono venuto a prendere questi insegnamenti incredibili sull’amore e la compassione, sulla natura della realtà e la natura della coscienza che abbiamo avuto in questi giorni”.

Lo guardo, lo sento parlare ma non vedo il divo protagonista di Ufficiale e gentiluomo o di Pretty Woman, vedo solo un uomo, bellissimo, che racconta i suoi sentimenti e le sue emozioni.

Siamo tutti esseri umani e quindi uguali

“Benché ci siano differenze molto superficiali, alla base siamo veramente tutti uguali. Abbiamo un corpo umano, abbiamo le stesse emozioni, la stessa mente e le stesse speranze. Vogliamo essere felici, non vogliamo soffrire, questo ci fa essere tutti uguali, anche gli animali. Tutti sperimentano felicità e sofferenza. E nessuno vuole il benché minimo problema. In questo siamo tutti uguali”.

Più le società sono materialmente ricche e più gli individui soffrono mentalmente. Hanno paure, ansie, stress.  “Anch’io ho lo stesso potenziale di essere teso, nervoso, di avere paure, preoccupazioni, avversioni. Ma come uomo di ottantuno anni posso dirvi dove ho trovato la pace mentale, la mia tranquillità interiore. Non derivano dalla chiusura mentale ma al contrario dall’intelligenza. Una mente intelligente che analizza la realtà, le varie situazioni da tutte le angolazioni”.

È un po’ buffo il Dalai Lama con il fazzoletto bianco bagnato sulla testa per il caldo

Anzi, fa sentire ancora più forte tutta la sua umanità, tutta la sua simpatia. Anche quando parla dell’importanza del sorriso “di solito sorrido a tutti, ma alcune persone invece di sorridermi mi guardano con una faccia seria. E allora cosa faccio? Vado da loro e faccio il solletico e allora si mettono a ridere”.

Parla a lungo, parla del suo pensiero per il Tibet e la sua popolazione, della decisione presa nel 2011 di ritirarsi dalla scena politica e di cessare la tradizione per cui il Dalai Lama è capo sia spirituale sia politico del Tibet. Parla di amore, intelligenza e comprensione da coltivare, come le emozioni costruttive e positive. Poi lascia spazio alle domande. Gli chiedono come si possa, essendo gravemente malati, coltivare compassione e sentimenti positivi.

Il Dalai Lama era vegetariano

Come si possa crescere un figlio oggi. Che senso abbia un sogno fatto. Se lui sia vegetariano. Spiega che per un buddista in generale è molto importante essere vegetariano. Che in Tibet per le festività si usava molta carne e già quando aveva circa tredici anni cercò di fermare quelle tradizioni dicendo che durante le festività si doveva essere vegetariani.

Nel 1964  divenne completamente vegetariano e lo rimase per venti mesi. Improvvisamente, però, sviluppò una malattia del fegato e si ammalò seriamente diventando tutto giallo. Così i dottori sia tibetani sia occidentali gli dissero che per la sua costituzione fisica non poteva essere completamente vegetariano.

Richard, Richard!

Si passa ai saluti. Il Dalai Lama si alza. Tantissima gente si muove per arrivare più vicino al palco. Vedo le mani verso di lui, che cerca di stringerne il più possibile. Poco più in là un folto gruppo di donne grida “Richard, Richard”. Forse non tanto buddista, ma comprensibile. Una signora dice “Quando mi ricapita più”. Mi legge nel pensiero. Chissà, però, forse qualcosa di bello è appena iniziato.

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