Glam Stories

La scrittrice Irene Chias, “Nel mio libro si incrociano esistenze di 40enni. Un’età decisiva”

19/10/2016

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Si intitola Non cercare l’uomo capra l’ultimo libro di Irene Chias. I protagonisti hanno quasi tutti 40 anni. E sono alla ricerca della propria identità. Non solo esistenziale, ma anche sociale. Provengono da Paesi diversi. Ci sono un violinista romeno, una coppia italo-gambiana e personaggi che si muovono in una Milano onirica e nevrotica tra le note di tango fusion e jazz manouche. «Sì, mi sembra proprio un inno all’età che avanza», racconta 

di Irene Chias per Glam40

Irene hai 43 anni: nel tuo ultimo libro l’età ha un ruolo importante…

L’età è uno degli elementi rivelatori per la protagonista, che si rende conto che avere superato la presunta metà della vita è in qualche misura deresponsabilizzante. Quello che dovevi costruire della tua persona in qualche modo lo hai già costruito e adesso ti puoi dedicare a esplorare realmente l’esistenza, le relazioni, te stessa.

Nel libro racconti incroci di vita in una milano metropolitana… quale il messaggio

Ognuno troverà nel libro il messaggio che crede, ma per me il senso è che quello delle identità e delle tradizioni – uno dei punti nevralgici in tempi di migrazioni di massa – è paradossalmente un falso problema. È vero che in quanto esseri umani siamo forgiati dalla cultura in cui veniamo cresciuti, ma questa non è mai rispondente all’idea di autenticità e di purezza che invece si pretende che abbia. Il senegalese Assane ammette che la colonizzazione francese ha lasciato nel suo Paese un’impronta indelebile e che illudersi di tornare ad una cultura precoloniale è impossibile e anche ridicolo: nessuno di quanti hanno veramente conosciuto la vita quotidiana nel Senegal prima che fosse colonizzato è qui per fare un confronto.

La vita comincia a 40 anni per i protagonisti del tuo libro?

No, non per tutti. C’è un gambiano senza un’età precisa che viene da un villaggio in cui presumibilmente 40 anni è il momento giusto per essere nonno di svariati bambini. Ci sono poi italiane più o meno quarantenni che si avviliscono perché single, o senza figli, e che a questa età considerano la loro vita ormai consumata.

noncercareluomocapraglam40Cosa hai imparato, invece, tu nei tuoi primi 40 anni?

Niente. O forse che dalle piccole sconfitte della vita, o anche dalle perdite dolorose, possono nascere occasioni belle e importanti.

Un consiglio alle 40enni…

Non mi sento in grado di darne, in realtà. Direi solo: divertitevi e non siate schiave dell’immagine che gli altri vi proiettano addosso.

Sei autrice e scrittrice. Dove nasce l’ispirazione dei tuoi libri?

Domanda difficile. Ci sono gli scrittori seri metodici che si svegliano alle 5 del mattino e che, qualsiasi cosa succeda, stanno a tavolino per un numero preciso di ore. Io procedo invece d’impulso, nel momento in cui mi viene in mente l’elemento chiave di una storia posso essere a letto alle quattro del mattino, su un treno, a un pranzo. Tuttavia di solito per affrontare un tema studio molto, leggo e mi documento.

Se ti vedi allo specchio come ti vedi oggi?

Bella, con una strana linea obliqua che mi taglia la fronte a metà e con marcate rughe nasolabiali che mi piace attribuire alle risate che mi sono fatta.

Come ti mantieni in forma?

Praticando la mia vera religione: il culto del sonno.

Il tuo motto oggi

Lo ruberei al film Gattaca. Vincent, nato casualmente e con patrimonio genetico naturale, incontra dopo anni il fratello Anton, nato invece attraverso un procedimento eugenetico. Anton ricorda una sfida (il gioco del pollo in stile “gioventù bruciata”, ma nuotando a largo nel mare e giocando a chi resiste di più) in cui è stato battuto dal fratello quando erano piccoli. Gli chiede una rivincita e viene sconfitto di nuovo. Chiede al fratello imperfetto come abbia fatto, ora e allora. Vincent gli risponde: I never saved anything for the swim back.

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