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Perché a 40 anni sono diventata vegetariana

24/08/2016

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Apprezzo molto Stella McCartney. Uno dei motivi che mi fa amare il suo brand è soprattutto il fatto che sia vegetariana. Così come l’azienda che porta il suo nome. Nessuno dei suoi prodotti contiene pelle, pelliccia, pellami esotici o piume.  Sono dell’idea che se rispetti l’ambiente, rispetti te stesso. I tuoi figli. E la generazione futura che verrà. Non ci sono dubbi. Se cominci a rispettare per primo l’ambiente, gli altri seguiranno. Credo sia anche una questione di educazione culturale.

Michaela K. Bellisario Glam40by Michaela K. Bellisario from Milan

Leonardo DiCaprio quando ritira il suo primo Oscar, nel febbraio 2016, fa un discorso ecologista: «Il nostro pianeta non è scontato», sottolinea tra lacrime di emozione.

I dati sono allarmanti. Un rapporto delle Nazioni Unite afferma che i gas a effetto serra prodotti dall’industria del bestiame rappresentano il 14,5% delle emissioni totali, superando perfino quelli dell’intero settore dei trasporti. Secondo la Fao, l’allevamento è fra i tre maggiori responsabili dei più gravi problemi ambientali. Se per coltivare una patata di medie dimensioni dal peso di 150 grammi sono necessari 38 litri di acqua, la produzione di un hamburger di maiale da 150 grammi ne richiede circa 2.400. Per ogni mucca, ogni anno vengono emessi 8,75 chili di metano. In tutto il mondo, sono 60 miliardi gli animali allevati.

Ogni 18 secondi, un ettaro di Foresta Amazzonica scompare in favore degli allevatori di bestiame.

Per questo, in piena corsa 40s, ho deciso di diventare reducetarian abbracciando il Meat Free Monday, il movimento globale fondato nel 2009 proprio da Stella McCartney, che invita a rinunciare alla carne un giorno a settimana. C’è una scelta etica e consapevole dietro questa decisione, la sofferenza animale prima di tutto, e poi lo sfruttamento intensivo, gli allevamenti, il consumo di acqua, l’inquinamento.

Spesso mi domandano il senso della mia scelta, rispetto a un mondo che continua a mangiare comunque carne. “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”, sosteneva madre Teresa di Calcutta. Ecco la mia risposta.

Di fatto, oggi sono (quasi) vegetariana. Mi limito ancora a mangiare il pesce una volta a settimana. Il mio obiettivo è arrivare a escludere totalmente proteine animali dalla mia dieta. Il problema, lo confesso, è che dovrei essere coerente in tutto, anche con l’abbigliamento.

Banalmente una cintura è realizzata in pelle, le scarpe sono di pelle.

Dovrei eliminare ogni prodotto che non sia cruelty free. Dovrei essere sostenibile sui trasporti e non usare la macchina, fare lunghe passeggiate a piedi e usare di più la bicicletta. Dovrei prestare attenzione alle creme idratanti. Dal 2013, in Europa, è vietato fare test sugli animali per i prodotti cosmetici. Poi, però, mi sono spalmata un antirughe alla bava di lumaca, un potentissimo mix di proteine, antiossidanti e acido ialuronico. Un rimedio antico, per la verità, le secrezioni di chiocciola: sono usate come rimedio naturale contro la tosse e la gastrite. Ma poi come la mettiamo con le feci dell’usignolo, il siero di vipera e la placenta di pecora che pare siano meglio del botox?

dieta_vegetariana_glam40_michaelakbellisarioSono convinta che per ogni obiettivo occorra tempo.

Serve anche informarsi a fondo, studiare sempre. Capire. L’Eurispes calcola che in Italia i vegetariani rappresentino il 7 per cento della popolazione. Sensibilità animalista e ambientale e attenzione alla salute, tra le motivazioni.

Il primo passo è stato lavorare sull’alimentazione. Non ho voluto improvvisare piatti di legumi, seitan o tofu a caso, non mi sono accontentata di libri e ricette dalle riviste. La stessa soia ha benefici ma anche controindicazioni. Si parla spesso di rischio “ortoressia”, l’ossessione per un’alimentazione sana, che spinge ad eliminare gruppi di cibi essenziali per una dieta equilibrata.

Così ho chiamato il dietologo e fissato un appuntamento (anche a causa di un’intolleranza da latticini che mi aveva messa in ginocchio). Per non avere scompensi nel corpo. Conscia del fatto che fino a quel momento mi ero nutrita di proteine animali. Consapevole anche del fatto che avevo 43 anni.

Il medico mi ha rimodulato la dieta quotidiana. Dandomi anche consigli per gli acquisti.

Per esempio: mi ha suggerito di comprare solo verdura fresca di stagione, meglio se a km zero, e non gli spinaci surgelati da buttare in padella pieni di sale e additivi. Un avvertimento forse scontato (eppure quanto è comodo mangiare la verdura pronta in 5 minuti?), ma ti assicuro che in poco tempo ho assimilato uno stile alimentare senza fatica. Che è diventata semplicemente routine. Una sana routine.

Oggi a tavola il filoncino di pane morbido è stata sostituito dal pane di segale o dal pane azzimo, lo yogurt intero dallo yogurt di soia, il latte parzialmente scremato dal latte di riso (e come mi sento meglio!). Non mangio brioche piene di burro, ma scelgo i croissant vegan di Kamut, ormai proposti da numerosi bar. Una volta a settimana bevo tè verde per depurarmi e disintossicarmi. Evito bevande gassate, non bevo super alcolici ma mi concedo tranquillamente un bicchiere di vino quando ne ho voglia (ho una naturale predisposizione per il Prosecco veneto, a quanto pare).

Lo ammetto: fare una spesa più ponderata e “bio” richiede tempo e qualche euro in più.

Eppure mi sento molto più felice, più leggera e soprattutto più energica. E la bilancia è diventata finalmente… amica: il mio peso è stabile da anni. Anche se sgarro, e mi abbuffo di fiori di zucca, pizza bianca e cicoria ripassata (chi non ha un debole per la cucina romana?), poi torno nel mio sentiero. Senza sensi di colpa e chili di troppo.

Con il tempo ho affinato il mio rituale: ogni mattina bevo un bicchiere d’acqua con una scorza di limone a digiuno perché diuretico e depurativo, bevo solo un caffè al giorno, seguo una dieta ricca di fibre e antiossidanti (mangio frutta negli spuntini e non manca mai l’insalata a pranzo e a cena per tenere regolato l’intestino). Final touch: mi cospargo di miele sul viso una volta ogni quindici giorni. Te lo consiglio: lascia l’impacco per 30 minuti e poi risciacqua il tutto dolcemente con acqua tiepida, vedrai che risultati sorprendenti.

L’articolo è un estratto dal libro “Glam a 40 anni”, in uscita il 20 ottobre per Morellini editore

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