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Ho 42 anni e mi sento fortunata, molto fortunata ad aver incontrato il buddismo

01/09/2016

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“È il cuore che è importante”. Questo dice Nichiren Daishonin, il monaco giapponese fondatore del buddismo che ho scelto di praticare da quattro anni. Va detto: se mi guardo indietro, mi sembrano passati secoli per tutta la strada che ho fatto, per come mi sono trasformata nella versione migliore di me, per come la mia vita si sia profondamente espansa e rivitalizzata. Una giornalista si racconta…

by Veronica Mazza from Rome

È dal cuore che parte tutto: il coraggio di agire e di lottare a suon di Nam Myoho Renge Kyo per ottenere quello che tutti pensano sia impossibile e invece tu senti profondamente che puoi realizzare, senza dubbi; la determinazione a continuare a recitare daimoku per la tua felicità e quella degli altri, perché siamo tutti collegati e solo assieme si vince, anche se i fatti che vedi nella tua vita non ti incoraggiano, ma tu il fallimento, come dice il mio maestro Daisaku Ikeda, non lo prendi neanche in considerazione; la saggezza di fare le azioni giuste, quelle di cui ti assumi la responsabilità al 100% di andare fino in fondo, perché sai che quella è la strada per fare la tua evoluzione, la tua rivoluzione umana.

Il buddismo di Nichiren Daishonin dice di vivere seguendo la pratica corretta

Pregare per me e per gli altri, incoraggiare tutti a sperimentarla e studiare con assiduità, mi hanno spalancando sempre più il cuore. La pratica mi ha fatto accogliere con compassione quella parte di me più debole e oscura, che per anni mi ha fatto credere che io determinate gioie non potessi meritarmele. Ho scoperto che nel Sutra del Loto, l’insegnamento principe su cui ruota tutto l’umanesimo buddista della Soka Gakkai, la prima persona a illuminarsi alla verità che ognuno di noi può essere felice in modo assoluto, perché ha un potenziale innato, fatto della stessa sostanza della Legge Universale che governa tutto, che va solo estratto e fa solo fatto emergere, è stata una bambina drago. Una femminina, piccola e per giunta mezza umana e mezza animale.

Una vera rivoluzione, non solo per il tempo in cui è nato il Buddismo.

Perché la società era divisa in caste e le donne non contavano nulla, ma anche per lo stesso Buddismo, che rovescia le credenze del tempo e gli insegnamenti transitori che concedevano la buddità alle donne solo se si fossero rincarnate come maschi. La bambina drago invece svela che ognuno di noi è perfettamente dotato così come si è, non è necessario diventare qualcun altro o snaturarsi, e si può manifestare l’illuminazione e quindi essere felici mantenendo la forma presente, non domani o in un’altra vita, ma qui e ora, nella bellezza del presente.

Ho capito che anch’io, che avevo sempre avuto una pessima visione di me, che mi consideravo immeritevole e non percepivo il mio valore, potevo avere la vita che desideravo, piena di vittorie e di gioie.

In questi anni ho iniziato ad amarmi sul serio, a vedermi veramente per la meraviglia che sono, apprezzando le mie qualità e lavorando sulle mie debolezze e le mie paure, il terreno fertile dove possiamo sforzarci per far nascere le nostre vittorie. Ho smesso di lamentarmi e ho imparato a ringraziare, anche per il solo fatto di essere viva, apprezzando ogni oncia di secondo della mia vita.

È un allenamento quotidiano, tutti i giorni mi alzo e ridetermino quello che voglio essere.

Determino che cuore voglio avere e se anche oggi ho deciso di lanciarlo oltre l’ostacolo, sfidandomi ancora, cogliendo ogni difficoltà e intoppo come un’opportunità per imparare di più su di me. Solo così posso superare quei limiti che mi riportano sempre al mio karma negativo, alle mie solide pessime abitudini che mi fanno solo girare in tondo, e affidarmi alla mia parte buddica, quella che sa qual è la strada delle felicità su cui devo procedere. Vivere così è più inteso, assapori il presente e il futuro non fa paura, perché dipende solo dalle mie cause, pensieri, parole e azioni che io decido di mettere oggi. Osservo la mia mente e direziono il mio cuore, consapevole che devo andare fino in fondo, anche se la pigrizia mi dice che oggi non mi va, se la collera mi va venire voglia di mandare tutti al diavolo, se la paura mi fa credere che questa volta sta per averla vinta lei.

Vinco sul mio “piccolo Io”

Sono solo manifestazioni di quello che nel Buddismo viene chiamato Demone del Sesto Cielo, signore della parte oscura del nostro cuore, che ci fa credere che non siamo abili, che non siamo capaci o che siamo meglio o superiori agli altri. Lo vedo ogni giorno dentro di me quel “piccolo io” che mi rende infelice e non smetto di combatterlo con la mia fede, con gioia e con stessa mente del maestro. E non lo faccio solo per me, ma anche per tutte le persone che ci sono nella mia vita, perché la prova concreta della mia vittoria, i traguardi che raggiungo, materiali o immateriali, la mia esperienza sarà utile anche al loro, un incoraggiamento, perché se ce la fa uno, ce la possono fare tutti.

E quando lotto per diventare sempre migliore di ieri, per realizzare il voto di Kosen Rufu, cioè un mondo di pace dove ognuno è felice e a proprio agio, mi ricordo sempre l’incipit del romanzo scritto da Ikeda “La rivoluzione Umana”: “La rivoluzione umana di un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità”. Soprattutto noi donne, che siamo le protagoniste di questo secolo, possiamo cambiare realmente in meglio il domani, nostro e degli altri.

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Ho 42 anni e mi sento fortunata, molto fortunata ad aver incontrato il buddismo

“Per tutta la lunga storia dell’umanità, le donne sono quelle che hanno maggiormente sofferto ogni volta che la società è stata devastata dalla guerra, dalla violenza, dall’oppressione, dalla violazione dei diritti umani, dalle malattie e dalla carestia. Ciononostante, sono state le donne che hanno perseverato nell’indirizzare la società verso il bene, la speranza e la pace. Le donne possiedono le chiavi per aprire un futuro pieno di speranza, come accentuò il Mahatma Gandhi: “Se per forza si intende la forza bruta, allora la donna è davvero più debole dell’uomo… Se la nonviolenza è la legge del nostro essere, il futuro è delle donne” (D. Ikeda, Proposta di pace 2000, DuemilaUno, n. 80, p. 14). Ho 42 anni e mi sento fortunata, molto fortunata ad aver incontrato il buddismo, perché sento che quando sono accordata con l’universo e con la mia buddità, il mio stato vitale, il mio atteggiamento nei confronti della vita è vasto e ampio come l’oceano.

La vera felicità esiste dentro di noi

E il mio cuore diventa sempre più gioioso e capace di dare, forte, indomito e pieno di fiducia. Questa è l’età in cui sento risplendere la mia vita, in cui mi apprezzo, mi piaccio e mi stimo, perché ho capito che sono unica e preziosa e che la felicità la sto costruendo dentro di me. Con dignità, fierezza e fiducia in me stessa, e non smetto mai di guardare avanti. Perché come dice Sensei, ne “La mappa della felicità: “La vera felicità esiste dentro di noi: nella determinazione, nel coraggio e nello spirito di dedicarsi agli altri”. E se sono così felice ora che non ho ancora realizzato tutti i miei desideri, quanto traboccherò di gioia quando l’ambiente li manifesterà? Dipende solo da me, dal mio cambiamento interno, dalla decisione del mio cuore. Ed è questo il momento per farlo. Lo dice anche Ikeda: “Per una donna, dai quarant’anni in poi, si apre una fase decisiva per vincere o perdere”. E io ho deciso assolutamente di vincere, viva la vita!

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